Un milione di bambini
in povertà assoluta

Povertà minorileROMA, 10 DIC – Avere non piu’ di 11 euro al mese per i libri e la scuola, e solo 23 per il tempo libero e i giochi. Mangiare cibo da discount, solo qualche volta carne e verdura. Abitare in una casa troppo stretta, non potersi permettere l’apparecchio per i denti. Questo significa per oltre un milione di bambini italiani vivere nel disagio, in un’Italia SottoSopra (cosi’ la chiama Save the Children nell’Atlante dell’infanzia a rischio) che da’ poche prospettive, minima liberta’ di scelta: “il contrario di come dovrebbe essere la vita per le nuove generazioni”.

UN BIMBO SU 10 IN POVERTA’ ASSOLUTA

Dal 2007 al 2012 i minori in poverta’ assoluta, come la statistica definisce chi non puo’ accedere ad una serie di beni minimi, sono piu’ che raddoppiati, da meno di 500 mila a piu’ di un milione. L’incertezza economica va di pari passo con la precarieta’ abitativa: 1,3 milioni tra bambini e ragazzi vivono in case prive di alcuni servizi e con problemi strutturali, sono il 25% in piu’ rispetto al 2007. I genitori hanno difficolta’ a pagare l’affitto, e in 5 anni 100mila famiglie sono state sfrattate. Questo anche perche’ in Italia gli alloggi sociali sono il 5,3% del costruito, contro il 30-40% del Nord Europa, e non esiste un calmiere per i prezzi, come per esempio in Germania.

 

AL SUD SI TAGLIA SUL CIBO

“Emerge un’Italia con meno differenze geografiche di una volta. Ma questo dato non e’ da leggere in senso positivo perche’ il livello e ovunque piu’ basso”, osserva Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia. In un anno i bambini poveri sono aumentati del 43% al Nord, e al Centro del 41%. Al Sud si e’ raggiunta la quota “stratosferica” di mezzo milione di minori nella trappola della poverta’. Il budget familiare si e’ ridotto di quasi il 5%, e ora si taglia anche sul cibo. Se il budget per l’alimentazione nel complesso ha avuto una riduzione modesta, di circa 3 euro, al Sud la spesa media e’ calata del 5,8%. E’ l’effetto dell’aumento dei prezzi e della crisi del welfare: “C’e’ stata una restrizione sulla qualita’ e la quantita’ del cibo”, spiega il direttore dell’Istat Linda Laura Sabbadini, “tra le famiglie con minori in poverta’ assoluta su carne, verdura e frutta, per far fronte alle maggiori spese emerse per abitazioni, combustibili e sanita’. Per il 17% dei bambini non e’ garantito un pasto proteico almeno ogni due giorni”.

 

 

ASCENSORE SOCIALE ROTTO

La condizione di partenza non viene in alcun modo riequilibrata dall’istruzione, “come se la scuola – sottolinea Save the Children nel report – avesse perso la sua capacita’ di essere ascensore sociale”, 758 mila ragazzi sono privi di titolo di studio e fuori dai circuiti formativi, “se non viene contrastato attivamente il circolo vizioso tra poverta’ economica e poverta’ educativa non si spezza”. “L’estrazione sociale dei minori – spiega ancora Sabbadini – incide troppo sulla loro vita futura. I figli delle famiglie disagiate hanno una possibilita’ molta bassa di iscriversi all’universita’. Non c’e’ mai stato un accesso egalitario, ma questo dato si sta accentuando”. Gli effetti della crisi – aggiunge Paolo Sestito, economista della Banca d’Italia, “quando questa interviene in un momento cruciale come l’accesso al lavoro o il momento formativi, tendono ad essere permanenti”.